La cura

WASHINGTON, DC – JANUARY 06: Pro-Trump supporters storm the U.S. Capitol following a rally with President Donald Trump on January 6, 2021 in Washington, DC. Trump supporters gathered in the nation’s capital today to protest the ratification of President-elect Joe Biden’s Electoral College victory over President Trump in the 2020 election. (Photo by Samuel Corum/Getty Images)

Riflettendo sui fatti di Washington dei giorni scorsi ho pensato che questa manifestazione al mondo di Trump, in fondo, sia una cosa positiva, sia una occasione per uscire dagli equivoci, perché sia più chiaro con chi si ha a che fare e anche quanto sia inutile parlare di politica davanti a questioni personali ben più gravi. Certo non a tutti questa occasione basterà: neanche resuscitare dai morti può bastare a tutti, questo si sa. Basterà forse a quelli che discutono sulla “questione dei sudeti” e si esercitano in comparazioni su chi sia meglio tra “Churchill” e “Hitler”. E’ meglio “Churchill”, anche se ha i suoi difetti, e la “storia dei sudeti” è una scusa che nasconde ambizioni personali di potenza.

Voi non sapete quanto mi rilassi il pensiero di essere governato da qualcuno di cui potrei fare a meno, che sia in grado di reggere le vittorie e le sconfitte. Federico di Prussia diceva che si dovrebbero affrontare soltanto quelle guerre che si possono perdere, in cui la sconfitta sia sopportabile, ma i tipi alla Trump neanche pensano di poter perdere: si sentono indispensabili.

Purtroppo l’indispensabilità sta diventando una malattia contagiosa: tutti tendono all’indispensabilità, pure il nostro presidente del Consiglio Conte pare lo stia diventando agli occhi di molti, compresi i suoi (chi l’avrebbe mai detto, due anni fa). Vi dirò che è proprio quando cominciano a diventare indispensabili, che cominciano pure a starmi sulle balle.

Invece agli innamorati di Trump – e in generale agli innamorati di quelli che ce l’hanno duro – questa sua epifania non basterà: lui sarà sempre un cristo crocifisso dai poteri forti, ai loro occhi, uno che dice le preghiere prima di andare a letto e difende i valori, virtù che sembrano avere la forza di vaccinarlo contro il suo stesso squallore. Da «siete eroi e patrioti» a «voi non rappresentate il nostro Paese» in meno di 24 ore: è record, amici!

Lasciando però Trump al suo destino è invece interessante parlare di una parte dell’elettorato di Trump che mi pare trascurata nelle analisi del mondo liberal. Non è che siano tutti crociati o veterani di guerra i suoi elettori (anche se quelli che ci sono, stanno tutti con lui). C’è anche gente, la maggioranza, che magari è rimasta ai margini della manifestazione di Washington, che non s’è mai sognata di entrare nel palazzo del Congresso o che è rimasta a casa a guardare la tv. Gente semplice, di cui nessuno si cura, che spera in un miracolo: che un multimiliardario border-line, fuori dall’establishment, possa aiutarli a vivere meglio. Esiste anche da noi, questa gente, non solo negli Stati Uniti … e anche da noi un multimiliardario border-line l’hanno trovato, tempo fa.

La cura, dice Heidegger – lo stesso Heidegger che poi fu antigiudaico e nazista (perché l’uomo è davvero un mistero) -, è la struttura fondamentale dell’esistenza: «Poiché infatti fu la Cura che per prima diede forma all’uomo, la Cura lo possieda finché esso viva». Lo dice citando i pensieri di uno sconosciuto (almeno a me) poeta latino, Gaio Giulio Iginio, liberto di Augusto.

Sto studiando Heidegger per diletto e, cercando su Internet notizie di Iginio, mi sono imbattuto in queste ulteriori parole, che aggiungo al mio post per completarlo.


Quello che segue è copiato da https://www.filopolitica.it/2017/04/26/non-si-cureranno-di-cio-che-di-loro-non-si-cura/

«Ricordo le umiliazioni subite da mio padre quando non riusciva a trovare lavoro, costretto a dipendere da mia madre. Ricordo la sua rabbia, la sua autostima in frantumi. È il mio imprinting. Per questo capisco la destra dei tea party: l’economia che passa dal manifatturiero ai servizi si lascia indietro tanta gente che sa solo lavorare con le mani. Non possiamo ignorarli, sono nostri fratelli».

Non sono un suo fan, ma queste parole del Bossdette un lustro fa presentando Wrecking Ball, sono ancora attuali, dannatamente attuali. Bruce Springsteen nel suo penultimo lavoro in studio (prima di quello che probabilmente con troppa fiducia volle titolare High Hopes) invitava, anzi, dava per scontato il prendersi cura dei propri simili, di quei fratelli che sanno solo lavorare con le mani e che pagavano lo scotto maggiore nella crisi: We Take Care of Our Own, come il titolo della prima traccia del disco. Già, la cura, il tema centrale della vita degli uomini. «Cura enim quia prima finxit, teneat quamdiu vixerit», insegnava Igino: poiché fu la cura che per prima diede forma (all’uomo), lo possiede finché esso viva. La stessa cura in cui Heidegger trovava l’essere dell’esserci, la struttura fondamentale dell’esistenza. La cura, quella che un sistema di potere preda di se stesso non dedica più a quanti poi, pariteticamente, non si curano più delle sue sorti. E la rovina rischia di travolgere entrambi.

«Macron o Le Pen, Clinton o Trump, Renzi o Grillo; chi di questi si curerà di me? Chi lo ha fatto fino a oggi? Chi mentre perdevo il lavoro, non sapevo dare certezze ai miei cari, guardavo allontanarsi il tempo della sicurezza? E se i primi hanno difeso o sono stati il sistema che mi ha messo ai margini, allora ben vengano i secondi, che questo e quelli facciano saltare per aria». Così sembra pensar forte un elettore disperato, se non del tutto giusto, quasi in niente sbagliato, e il luogo adatto al suo rancore lo trova su una scheda, prima che il fato possa costringerlo a cercarsi del tritolo.

Perché io non lo so cosa possa esserci dopo il voto agli anti-sistema, quando il fuoco di fila di quelli che, comunque, nel contesto presente stan bene lo avrà sconfitto o l’inconcludenza dei suoi interpreti nelle istituzioni vanificato. Di più, temo di non volerlo scoprire affatto, perché ho paura che la rabbia covata in solitudini che si sommano senza mai unirsi possa davvero esplodere in faccia al mondo che per esse ha avuto solamente indifferenza.

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