Mutando riposa

Escher, Giorno e notte, 1938

Sono stato tentato a iniziare questo scritto con una citazione greca, ma poi ho pensato a voi e ho desistito. Ho desistito, ma – è bene chiarirlo subito – fino a un certo punto. Non abbastanza da cambiare discorso e buttarla su Cristiano Ronaldo e l’uso del Var nel XXI secolo. D’altra parte pure Picasso ebbe il suo periodo blu e non vedo perché io non possa avere il mio periodo presocratico senza dover mutare le mie usuali relazioni sociali. Mi piacete così come siete, non costringetemi a parlare al muro.

Che poi non è del tutto colpa mia se sono circondato da citazioni di Eraclito, in alcune delle quali mi sono imbattuto per puro caso.

Certo, “Dell’origine” l’ho comprato io, ma senza troppa intenzionalità. E’ che vagavo come al solito nella sezione “romanzi” della libreria, ma a un certo punto due tipi si son messi a baciarsi proprio davanti a Dickens. Spero capirete quanto sarebbe stato imbarazzante continuare a star lì facendo finta di niente. Se due si baciano tu non puoi far finta di niente, come se non si stessero baciando.

Nella sezione “filosofia” invece non si baciava nessuno e così mi sono diretto verso Platone, più che altro per discrezione. Per questo l’ho notato buttando un occhio: perché la “E” viene prima della “P”. E l’ho comprato.

Non è che “Dell’origine” sia propriamente un libro. Sono frammenti di qualcosa che è andato perduto. Per dire, se raccogliessi i miei scritti su Facebook da tre anni a questa parte, verrebbe fuori qualcosa di più corposo. A pensarci potrebbe essere un’idea, ma forse è meglio lasciar fare al caso. Magari tra duemila anni qualcuno ne ritroverà alcuni frammenti, li raccoglierà e li annoterà, come altri hanno fatto con quelli di Eraclito. E così sarò annotato anch’io, come si conviene a ciascuno.

Non resisto più. Il frammento di Eraclito lo scrivo adesso, correndo i miei rischi. Fu “raccolto” per noi da Plotino.

E’ bellissimo: “μεταβάλλον αναπαύεται”. Vuol dire: “mutando riposa“.

Nelle note è scritto che probabilmente Eraclito intendeva parlare del Fuoco, che per lui era l’archè, il principio di tutte le cose. E’ il Fuoco che, mutando, riposa. Lui il Fuoco, nella sua essenza, lo descrisse così: una identità radicale tra mutamento e riposo.

Ecco perché sono in pace solo quando devo smontare qualcosa che a un certo punto mi era sembrato che potesse durare, tipo me stesso, com’ero qualche tempo fa o come sono adesso. Perché, mutando, riesco a riposare o almeno riesco a dormire sereno. D’accordo, non sono “riposo”: mi riposo. D’altra parte ciò che “sono” e ciò che “faccio” non coincidono mai quanto vorrei che coincidessero. E non so nemmeno se vorrei sul serio che coincidessero. Forse dovrei volerlo. Mi serve più tempo.

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