Grand

download«Mia carissima Jeanne, oggi è Natale …».
Con queste parole finiva il manoscritto di Grand, uno degli eroi de “La peste” di Camus.

Non era un gran manoscritto, quello dell’impiegato comunale Grand. Voleva scrivere un romanzo che lasciasse tutti senza fiato, che lasciasse senza fiato sua moglie Jeanne, che molti anni prima lo aveva lasciato, ma non riusciva mai a trovare le parole giuste.

«Bisogna chiamare le cose con il loro nome,» diceva «ma qual è questo nome?»

Jeanne se n’era andata, non da sola, scrivendogli «”Ti ho amato, ma adesso sono stanca … Non sono felice di andarmene, ma non c’è bisogno di essere felici per ricominciare”. Ma lui continuava a pensare a lei». 

«Avrebbe voluto scriverle una lettera, per spiegarsi. “Ma è difficile,” diceva. “È da tanto che ci penso. Fino a quando ci siamo amati, ci siamo capiti senza parole. Ma non ci si ama per sempre. A un certo punto, avrei dovuto trovare le parole per trattenerla, ma non ci sono riuscito.”»

E così diventò vecchio, continuando a vivere e a lavorare, ma ogni sera tornava a casa a correggere la prima e unica frase del suo romanzo che riuscì a mettere su carta. Una frase che doveva strabiliarla – e forse convincerla a tornare da lui – ma che non lo soddisfaceva mai. E cambiava pronomi, aggettivi, parole, per raccontare che “Una bella mattina di maggio, una svelta amazzone percorreva su una sontuosa giumenta saura i vialetti in fiore del Bois de Boulogne”.


Neanche la peste ebbe il potere di spostare il centro della sua vita e delle sue preoccupazioni da questa frase. Decine di fogli in cui erano scritte centinaia di versioni della stessa frase, con questa amazzone che in mille modi percorreva da molti anni gli stessi vialetti, senza stancarsi mai.


Chissà cosa faceva Jeanne nel frattempo, se continuava a pensare a lui o lo aveva cancellato dai suoi pensieri. A questo pensava, nei momenti di sconforto, pensava a lui che continuava a “rivolgersi” a lei, passeggiando per Bois de Boulogne con la sua svelta amazzone a cavallo. A lei che, forse, non lo aspettava più, da un pezzo.


E quindi ecco da dove è nato il suo pensiero sul Natale. A volte uno sa che non c’è altro da fare che sperare nel Natale, per trasformare un cuore di pietra in un cuore di carne, e si diventa patetici e sentimentali, come se non rimanesse che sperare in un miracolo per cambiare le cose davvero.
E forse è proprio così.

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